Villar Focchiardo è un piccolo centro di circa 2.000 abitanti,
collocato nella Media valle di Susa, alla destra orografica
del fiume; comprende numerose borgate la maggior parte delle quali in area
prevalentemente montana. Il paese si sviluppa nella zona montana per la parte
più antica, e le numerose borgate sono situate anche verso il territorio
pianeggiante, ove ora sorgono insediamenti artigianali e commerciali e le
nuove residenze. Il territorio comunale conserva tracce d'insediamento
preistorico forse dell'Età del Bronzo, ma non presenta tuttavia tracce di
insediamento romano (come buona parte dei comuni della destra orografica
della Dora). Dall'antichità ad oggi la presenza di una strada di comunicazione
internazionale come la strada di Francia, ha condizionato
molto l'identità dei villaggi valsusini, a causa del continuo passaggio di
uomini, merci ed animali, oltre che altre entità impalpabili come virus,
idee, papi, imperatori, soldati, carovane di mercanti, pellegrini,
giullari. Villar Focchiardo non inglobò la strada e non diventò quindi
un borgo, come accadde a S.Antonino e S.Giorio. Agli inizi del XIII
secolo, la sua fisionomia è quella di un villaggio aperto, in cui ad un
nucleo centrale, la Villa, fanno riferimento una serie di nuclei minori,
sparsi in fondovalle e collina. Il centro ospita la chiesa e la domus
signorile, dalle quali deriva la sua forza di attrazione. Nuclei abitati
minori sono Banda, "Gravia", Pasquerio, Chiapinetto, Castagneretto e
Casellario. Le prime informazioni sul nome risalgono al 1001 con il
nome di "Albereti corrispondente, probabilmente, alla località
"Albareia"(o "Albareta") citata più volte nelle documentazioni del comune
e nel diploma imperiale di Ottone III, dove viene confermato a Manfredi il
dominio sulla valle. La prima menzione con il nome di "Vilare
Folcardi" risale al 1029 nel diploma concesso da Manfredi II
per la fondazione dell'abbazia di San Giusto di Susa. Il primo nucleo
insediativo, forse con il nome di "Albareia", sorgeva nei pressi della
Dora e della via francigena, ma probabilmente a causa dei frequenti
straripamenti fu costretto a spostarsi lontano dalla via, verso l'interno.
Ma la ragione principale del trasferimento fu probabilmente un'altra. Nei
primi decenni dell'XI secolo i nuclei insediativi furono organizzati
intorno al centro di una villa, ovvero una piccola azienda agricola
signorile: Fulchard è un nome germanico di connotazione
aristocratica. La prima famiglia nobile che ebbe diritti sul territorio
di Villar Focchiardo furono i Visconti di Baratonia dalla Val
Ceronda, che cedettero alcuni beni alla Prevostura di Oulx. La
signoria durerà circa due secoli e fu di tipo funzionariale in quanto
diretti eredi del potere arduinico. Insieme con la signoria dei Reano, che
avevano anche loro dei diritti sulle terre, la signoria dei Baratonia entrerà
nell'orbita dei Savoia. In seguito le due signorie persero i diritti
acquistati da i "de Clusa", poi dai Carbonello e dai Giaglione, fino
all'arrivo dei funzionari sabaudi come i Bertrandi di Montemelian che
possedevano di feudi di Bruzolo, Chianocco e S.Giorio. Il rapporto tra
signori e popolazione li vede alleati sul comune fronte di contrasto nei
confronti delle continue ingerenze da parte dei certosini. I
certosini si erano insediati nel 1205 sulla montagna di Villar
Focchiardo sulle terre donate da Enrico di Baratonia a Banda e a
Monte Benedetto. La convivenza fu pacifica fino a che i certosini
cominciarono ad ampliare le loro terre per il pascolo, i coltivi e i
castagneti entrando in concorrenza e quindi in conflitto con la popolazione
del borgo. Nel 1653 entrano in possesso dei diritti feudali i Carroccio del
canavese che abbandonano il Palazzo, ovvero la casaforte del
Baratonia, per costruire un castello fortificato sull'altura
dominante il paese. Solo la posta e albergo della
Giaconera era in stretto collegamento con la strada
per la Francia e probabilmente ad essa collegata era
Cascina Roland: un'antica cascina fortificata. Nel
1642 una discendente dei Felisi, Anna, che aveva sposato un Carroccio, e
precisamente Tommaso Carroccio, capitano delle milizie ducali delle Valli
di Lanzo, lasciò in eredità ai figli Pietro e Gabriele Filippo Carlo la sua
parte del feudo, rendendola proprietà di tale famiglia.
Pietro, senatore del Piemonte nel 1637, venne nominato Conte di Villar
Focchiardo nel 1653, Presidente della Camera dei Conti nel 1662 e primo
presidente Camerale nel 1664 Nel 1655 acquistò la maggior parte dei diritti
feudali sul Villar stesso e in quell'epoca fece ristrutturare ed ampliare il
Castello. Sposato dal 1935 con Anna Maria Gentile, figlia del conte di
Buttigliera, ebbe ben 12 figli. Il primogenito "Bernardino" divenne conte
di Villar Focchiardo nel 1667 ed il duca Carlo Emanuele II, alla morte del
vassallo conte Claudio Grosso, gli concesse anche due terzi della metà di
San Giorio, compreso il castello superiore, così egli divenne pure consignore
di San Giorio. Nel 1669 gli venne concesso il titolo di conte Fiochetto e nel
1670 fu investito del feudo di Bussoleno, Castel Borello e Antignasco e
quindi assunse la nuova denominazione di "Bernardino Carroccio Fiochetto".
Grazie alla dote portata dalla moglie diventò feudatario di parte di
Castellamonte, Barbania, Brosso e Lessolo.
Appartenenti al casato dei Carroccio furono anche alcuni religiosi. I più
importanti furono gli abati Carroccio che nei secoli
XVII e XVIII onorarono con le loro attività non solo la diocesi di
Torino ma anche tutto il Piemonte. Essi furono l'abate Ignazio
Carroccio (detto "seniore), fratello del conte Pietro,
l'abate Tomaso Carroccio e l'abate Ignazio Filippo Carroccio
(detto "juniore" per distinguerlo dall'omonimo zio abate Ignazio)
entrambi figli del conte Pietro e l'abate Tomaso Carroccio Fiochetto
fratello del conte Pietro Ignazio. L'abate Tomaso Carroccio
morì a 85 anni e fu dottore in legge oltre che canonico del Duomo di Torino
ed abate di San Giusto di Susa.. L'abate Tomaso Carroccio
Fiochetto, figlio di Bernardino, morì all'età di 76 anni e fu
dottore in teologia, membro del Collegio di leggi, abate coadiutore del
priorato di Santa Maria Maggiore di Susa, terzo componente del casato
Carroccio nella carica di preposito del capitolo metropolitano di Torino,
amministratore dell'Ospedale S.Giovanni di Torino ed infine nel 1728 fu
anche Vicario Generale dell'Abbazia della Sacra di San Michele. L'abate
Ignazio Carroccio seniore fu canonico della Chiesa
Metropolitana di Torino e ne fu preposito dal 1658 al 1674. Fu investito
di ragguardevoli abbadie, le più importanti quelle di San Mauro di
Pulcherada e di Santa Maria Maggiore di Susa. Ricusò tre vescovadi per puro
sentimento di umiltà. Fu elemosiniere di Madama Reale Maria Cristina di
Francia, Cavaliere di Gran Croce, Commendatore e Procancelliere dell'Ordine
dei S.S: Maurizio e Lazzaro. Accompagnò a Lisbona Maria Francesca
Elisabetta di Savoia, sposa del re di Portogallo e fu inviato ambasciatore
presso quella corte. Morì nel maggio del 1674 all'età di 57 anni e fu
sepolto nel Duomo di Torino, al lato sinistro della porta minore, presso la
cappella della Beata Vergine della Neve. All'abate Ignazio "seniore"
subentrò nella prepositura di San Giovanni di Torino suo nipote e discepolo
l'abate Ignazio Filippo Carroccio "juniore". Egli fu eletto
due volte vicario della diocesi, nel 1689 e nel 1713, intraprendendo una
severa campagna moralizzatrice del clero stesso. Le virtù apostoliche
dell'abate Carroccio "juniore" si divulgarono dal Piemonte a Roma. Infatti
quando il Pontefice Innocenzo XI accordò, sul finire del secolo XVII, al
principe Eugenio di Savoia l'investitura dell'Abbazia della Sacra di San
Michele pretese che di tutta la giurisdizione spirituale e vescovile
rimanesse perpetuo vicario generale l'abate Carroccio. Fu anch'egli abate
di Santa Maria Maggiore di Susa e rifiutò lui pure due vescovati (Saluzzo
e Vercelli) perché non si riteneva degno. Fu confessore della duchessa Anna
Maria D'Orleans, moglie di Vittorio Amedeo II, e poi prima regina di
Sardegna. Ma l'opera più importante per la quale viene ricordato l'abate
Ignazio Filippo Carroccio fu l'impegno e la sollecitudine che egli
dimostrò per l'erezione del nuovo Ospedale di San Giovanni di Torino
(l'attuale San Giovanni Vecchio), curandone i lavori per oltre venti
anni. Egli contribuì alla sua costruzione anche con le sue sostanze
personali e dando il suo consiglio per la formulazione del regolamento a
vantaggio degli infermi ed al buon ordine degli assistenti sanitari. Alla
sua morte, avvenuta nel 1716, all'età di 69 anni, egli lasciò la somma di
£. 8.000 per l'onorario di un maestro a Villar Focchiardo, la medesima
somma la donò per la costruzione della nuova Chiesa Parrocchiale a patto
che essa venisse terminata entro venti/trenta anni dal suo decesso, in
caso contrario la somma sarebbe stata devoluta a beneficio dei poveri
dell'Ospedale San Giovanni. Altre 5.000 £. vennero donate al parroco di
Villar Focchiardo per distribuire alimenti ai poveri del paese ogni primavera
dell'anno o dei vestiti all'inizio dell'inverno. Al Seminario di Torino
donò £. 6.300 per mantenere gli studi perpetuamente ad un ragazzo di
Villar Focchiardo, in mancanza di questi ad uno di Bussoleno, o di San
Giorio o delle Valli di Lanzo. Dopo la sua morte vennero realizzati due
busti, uno posto sopra la porta minore del Duomo di Torino e l'altro sul
pianerottolo del primo scalone del "Vecchio Ospedale di San Giovanni".
Di epoche successive sono altre due famiglie: i Rumiano delle
quali facevano parte il dottor Biagio Rumiano e "Giuvàn d'Rumian".
Biagio Rumiano, figlio primogenito del Notaio Carlo
Giuseppe Rumiano, si laureò dottore in medicina, chirurgia ed ostetricia
nel 1853 e nel 1854 ottenne il diploma per l'esercizio della
professione. Come benemerito della salute pubblica venne insignito
della "medaglia d'argento dorato" dal Ministero della Sanità. Arruolato
volontario nel Corpo sanitario dell'Esercito Sardo Piemontese partì per
come medico per la Crimea nel 1855. Nel 1859 partecipò ad alcune
battaglie della II^ guerra d'Indipendenza. Tra la seconda e la terza
guerra d'Indipendenza il dottor Rumiano, oltre a fare il medico, si
dedicò ai suoi studi ed alla ricerca di paleontologia, alle opere
benefiche e filantropiche. Partecipò come garibaldino, direttamente
al fianco di Garibaldi e del figlio Ricciotti alla terza guerra
d'indipendenza e al ritorno fu fregiato della Medaglia dei Valorosi
e con il grado di Tenente Medico. Dal 1867 tenne interrottamente la
condotta medica del Villar rinunciando sovente ad una parte dello
stipendio annuo per devolverlo ad opere filantropiche. Partecipò alla
difesa della 3^ Repubblica Francese, portando, come volontario, i soccorsi
a Parigi durante il suo assedio nel 1870-71 ed in Bosnia Erzegovina
nel 1873. Dotato di una fibra d'acciaio e di animo ardito fu un fiero
e provetto alpinista. Scalò il Monte Bianco, il Cervino, il Monviso e le
altre punte più eccelse delle Alpi e dei monti della Savoia e della
Svizzera. Ricoprì mansioni pubbliche quale sovrintendente scolastico e
consigliere comunale. Intraprese viaggi in Oriente e fece costruire una
delle più belle ville con parco della Valle di Susa del periodo,
l'attuale "Palazzo Perone". Nel 1899 cessò la sua professione di
medico. Alla sua morte, il 12 giugno del 1900, nel suo testamento egli
lasciò delle rendite al Circondario di Susa per l'istituzione di borse
di studio a favore dei giovani poveri o di ristretta fortuna per il
conseguimento di diplomi professionali, al Municipio per la Congregazione
di Carità locale per la concessione di sussidi annuali ai poveri, per
l'assunzione di una ostetrica con l'obbligo dell'assistenza gratuita alle
partorienti povere, per l'attivazione di una condotta veterinaria, per
le scuole, le strade, l'acqua ed i boschi del paese. Inoltre lasciò un
contributo, il terreno ed il progetto per la costruzione di un Asilo
Infantile.
Sempre appartenente alla famiglia fu Giovanni Rumiano
detto "Giouva 'n d'Rumian", figlio di Giuseppe Antonio. Egli fu al
servizio del re Carlo Alberto a Oporto e quando morì il re egli continuò
a prestare servizio presso la Casa Reale come servitore di camera anche
del re Vittorio Emanuele II°. Quando lasciò il servizio, in occasione del
trasferimento della capitale d'Italia da Firenze a Roma, egli ritornò
a Villar Focchiardo e dal 1874 ricoprì diverse volte l'a carica di
consigliere comunale e di consigliere della Congregazione di
Carità. Fu nominato Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
dal re Vittorio Emanuele II.
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