L'attività agricola è sempre stata ed in parte lo ancora oggi una delle principali componenti dell'economia villarfocchiardese. Nei tempi passati le esistevano tre tipi di agricoltori. I primi erano coloro che possedevano un capo o due di bestiame minuto (una capra, una pecora, ecc.). I secondi erano costituiti dai cosiddetti "particolari", cioè coloro che possedevano un podere formato da un piccolo campo, un prtao, un orto e poco altro di più per mantenere una mucca. I terzi erano i "ricchi particolari" che possedevano prati, vigne, castagni, campi ed altri beni sufficienti per mantenere quattro o cinque mucche, nonché un cavallo con carri, e, qualcuno, anche un calessino. Erano quest'ultimi, a dirla come si diceva allora anche ai fini elettorali, i "migliori registranti" del paese, i"capi di casa" che facevano parte di diritto del Consiglio Generale del Comune. Da alcuni documenti dell'archivio comunale si evince che nel 1610 il raccolto più importante era ancora la castagna, seguivano la produzione dei formaggi, del burro, della frutta, la coltivazione del grano, granoturco e segala, la produzione di legna da ardere e da costruzione.
Una delle attività tradizionali di Villar Focchiardo è la lavorazione
della pietra. Alcuni anni fa era anche molto sviluppata
l'estrazione. Molto rinomate erano le pietre da taglio del Villar;
particolarmente quelle del granito cosparso di anfibola nera, con cui
fu costruito anche il ponte sulla Dora Riparia nei pressi della
Giaconera. Le cave di pietra da taglio erano quasi tutte a conduzione
familiare; rare le società giuridiche, con il tempo furono costituite
delle cooperative. Scalpellino ("pica péra") è chiamato chi professa
il mestiere dell'estrazione e lavorazione della pietra, sia in proprio
che alle dipendenze altrui. Il proprietario della cava, che la gestiva
direttamente, era denominato "coltivatore di cava". Nel 1864 erano
"coltivatori di cave i fratelli Marra Giuseppe e Maurizio. Esisteva
anche una società costituita da Bosina Francesco, Pognante Angelo e
Chiaberto Gioanni. Un'altra importante attività era l'industria
estrattiva della pietra calcare per la fabbricazione della calce. Le
fornaci più importanti erano quelle di Pianverso e del Malpasso. La
produzione della calce viva era effettuata mediante forni, o fornaci, a
fuoco intermittente, in muratura, a forma cilindrica o tronco conica
appoggiati o incassati nel terreno. Nella parte inferiore vi era una
camera per l'accatastamento della legna e per l'introduzione del
materiale, scelto in pezzature non inferiori ai 15-20 cm., per ottenere
le cosiddette "zolle". Chi era addetto ai lavori per il funzionamento
della fornace era chiamato "fornaciaio".
Attualmente l'unica attività rimasta è la lavorazione della pietra,
svolta con nuove tecnologie, dagli eredi di quelle famiglie
(Versino, Cavezzale, Perino) che in passato sono state protagoniste in
questo caratteristico settore artigianale.
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